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“Il rispetto che uno ha per gli altri rispecchia il rispetto che si ha per sé stessi”. Anche se è tanto facile insultare qualcuno, magari anche solo per sfogarsi. O per un divertimento di gruppo. Viene scelta una persona che di solito non reagisce poi tanto, di cui magari non ci si ricorda il nome – tanto basta quel “frocio”, quel “grassone di merda”, quel “troia” col dito puntato ad attirare l’attenzione – e che non chiede aiuto perché, a furia di sentirsi ripetere le stesse cose, comincia a credere che quegli insulti siano veri. Passano gli anni dell’adolescenza, e quel ragazzo o quella ragazza impiegherà il suo tempo le sue forze a nascondere come difetti gli aspetti della propria personalità che si discostano dal gruppo. Uno stillicidio che giorno dopo giorno pugnala dritto al cuore, nel punto da cui si parte per crescere, e si comincia ad avere fiducia in se stessi. Insultare è così facile, così privo di conseguenze per chi lo fa.
Oggi è stata indetta la giornata contro il bullismo e il cyberbullismo: piaghe sempre esistite, contro cui Grandaqueer ha organizzato varie iniziative nelle scuole, entrando in contatto nel 2016 con più di 1200 ragazzi, a cui in prima persona abbiamo raccontato la nostra storia, per mostrare chi sta oltre al dito puntato e alle risate. Quest’anno, gli studenti di sei istituti sparsi sulla provincia hanno preso accordi per saperne di più sulla realtà che la nostra associazione cerca di far conoscere, mostrando che proprio i giovani sono quelli che hanno la maggior volontà di vivere in un mondo che rispetta di più la diversità; proprio a loro è dedicata la testimonianza, fra le altre, di Simone Ballocco, presidente dell’associazione: “Alla fine dell’incontro chiedevo sempre “ora che mi avete conosciuto merito ancora di esser chiamato “frocio”? credete che io posso essere paragonato a quell’insulto?”
La risposta è sempre stata la stessa: NO. La stessa risposta si dovrebbero dare quei ragazzi che oggi disprezzano il loro modo di essere a causa del bullismo, ovvero dell’odio e della stupidità di qualche compagno che sostituisce il rispetto con l’ignoranza. Il mondo è più grande dei corridoi della propria scuola, e con queste iniziative cerchiamo di mostrarlo, di ripeterlo con forza. Al di là degli insulti e della crudeltà di alcuni ragazzi, ci sono altre persone che non solo accettano e comprendono, ma danno alla sensibilità e all’originalità il grande valore che meritano.
A chi si sente solo e discriminato, Grandaqueer offre due linee di ascolto, con delle voci amiche che in caso di bisogno sapranno offrire sostegno e conforto, e dare consigli. Ai ragazzi che oggi stanno perdendo la voglia di vivere e l’amore per sé stessi diciamo con forza: non abbatterti! Reagisci! Puoi trovare chi ti aiuta e non ti lascia solo, non ti ferisce o ti discrimina. Le cose migliorano, miglioreranno sempre più col tempo, a patto che tu non perda mai di vista la tua bellezza, e il fatto che meriti di essere amato. È nostro dovere non chiuderci, affrontare la diversità come una opportunità di conoscere cose nuove, perché, ancora una volta, il rispetto che abbiamo per gli altri rispecchia il rispetto che abbiamo per noi stessi.

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