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L’ arrivo delle unioni civili è stato un momento dolce-amaro, in cui assieme alla soddisfazione per un primo passo avanti e una prima tutela delle coppie omosessuali si sono fatte sentire  frustrazione e rabbia per l’esito di una legge che era stata ideata con ben altri intenti. Lo stralcio della fedeltà dagli obblighi dei coniugi e l’introduzione del divorzio lampo, dopo l’eliminazione dell’articolo che regolamentava l’adozione del figlio del convivente, sono gli aspetti che hanno avuto più risonanza. Sono poco note, nonché più difficili da comprendere, anche se potenzialmente molto gravi, le conseguenze di queste modifiche al testo originario del disegno di legge Cirinnà: al di là delle note di colore sulla possibilita o meno di “tradire” il partner, il vero intento di chi ha presentato gli emendamenti è di allontanare ancora di più la possibilità, da parte di coppie gay, di avere in futuro dei figli in base a questo disegno di legge.
Da qualche anno a questa parte alcune persone omosessuali sono riuscite ad adottare il figlio del partner. Questa possibilità era – ed è tuttora – data attraverso una sentenza del tribunale. É un percorso lungo, costoso, per niente facile né scontato, fatto di una meticolosa documentazione della vita di tutti i giorni – residenza in comune, deleghe per l’asilo, spese e tempo condiviso, perizie – alla fine di cui ci si rimette alla volontà del giudice, che si deve sostituire al potere legislativo nel colmare la totale assenza di regole di riferimento. Con gli anni questi primi casi si sono consolidati in una consuetudine, che tuttavia non rende il riconoscimento del legame genitoriale meno difficile da ottenere, o meno dipendente dai singoli casi. La parola chiave in questo ambito è “stabilità del legame affettivo”: uno dei criteri per l adottabilità, e un concetto collegato da una sentenza della Corte di  Cassazione a quello di fedeltà coniugale, intesa come lealtà fra i coniugi e dedizione alla cosa famigliare. L’intento del legislatore qui diventa palese: epurando il testo di legge da qualsiasi riferimento, anche lontano, alle parti del codice civile collegate alla gestione della prole, si cerca con ogni mezzo di ostacolare il riconoscimento e la tutela di figli di coppie omosessuali, non solo allargando un vuoto legislativo che necessita di essere colmato  – come sottolineato sia dalla Corte di Cassazione che dall’Unione Europea – ma creando dei precedenti che possono provocare un ulteriormente allungamento di un iter giudiziario già abbastanza penoso per tutte quelle coppie che stanno cominciando ad unirsi in questi mesi, e che intendono includere nella loro famiglia dei bambini.
Altro che corna, divorzi volanti, particolari pruriginosi: queste modifiche, insieme ad altre, come il definire le unioni civili “specifiche formazioni sociali” – con preciso rimando, ex articolo 3 della costituzione, a gruppi organizzati di persone, e non famiglie come da articolo 29 – oltre che rendere difficile l’estensione dei diritti o anche solo il riconoscimento di realta già gestite a fatica dal sistema giudiziario, sono uno schiaffo in pieno viso dato a migliaia di cittadini la cui volontà è quella di formare una famiglia, e a cui si dice che i loro amori, i loro progetti di vita, la loro fatica e dedizione valgono quanto un contratto di affitto in comune con qualche vincolo patrimoniale in più in caso di morte o separazione.
Lascia attoniti notare che lo snellimento delle pratiche per il divorzio, e l’estensione al matrimonio civile dello stralcio dell’obbligo di fedeltà – oggetto di un disegno di legge proposto da un gruppo di senatori del Partito Democratico, Cirinnà compresa, rimasto tuttora lettera morta – potenzialmente grandi segni di progresso per tutta la società civile, sono usati come strumento di discriminazione di una parte della popolazione. L’inclusione della comunità omosessuale nei riti e nelle consuetudini, anche legislative, del nostro paese si è realizzata con questa legge solo a metà, a discapito di tutti: di chi non ha sufficienti tutele, come di quelli che non possono avere accesso a istituzioni più moderne e vicine alla vita reale.
Nonostante tutto, la gioia che provano le nuove famiglie omosessuali nel poter celebrare di fronte a tutti le responsabilità di una vita coniugale, e le importanti tutele che si sono raggiunte, non possono passare in secondo piano. Non si può far altro che essere ottimisti, e avanzare a piccoli passi godendosi il viaggio. In questi mesi molte coppie stanno cominciando a mettere a frutto questo nuovo istituto. Anche qui nella provincia di Cuneo, chi più maturo, alcuni molto giovani, dichiarati e no, in base a vite diverse, con diverse opinioni sulle unioni che stanno per contrarre, fanno la stessa scelta verso una vita di famiglia che, fino ad ora, continua a rimanere un ideale, anche se un po’ più vicino di un tempo. Noi di Grandaqueer ci stiamo impegnando a raccogliere le loro storie e raccontarle, per dimostrare quanto profondamente umano e comune, e soprattutto quanto sia sentito, il legame che si instaura fra persone tenute assieme, nel tempo e nelle difficoltà che tutte le famiglie affrontano, dal solo bisogno di affrontare la vita come un tutt’uno,  e che vedono le unioni civili come il coronamento di un progetto perseguito con costanza e grande forza di volontà.
 
Ufficio Stampa Grandaqueer
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Comitato territoriale Arcigay di Cuneo
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