Mercoledì, 18 Maggio 2011 01:20

Brevi considerazioni sull'arte figurativa

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L’arte, la vera arte, l’idea e la ricerca artistica, con le sue capacità critiche, dirompenti e destrutturanti e nel suo messaggio di novità e verità, non riesce a emergere, come frenata e trattenuta da un generale disinteresse (è come se il discorso artistico fosse in qualche modo, nel comune sentire, sfiduciato) e dal prevalere di forze avverse (fra le quali un sistema scolastico che, sin dall’infanzia, nell’affanno di un iper-progettualismo di facciata e nella sua fondamentale incapacità di ascolto, appiattisce e omologa le personalità individuali). Le conseguenze di questo stato delle cose: la proliferazione di un’arte nuovamente e innocuamente ornamentale, arredatoria; la banalità e la stanca e vuota ripetitività di stili e modalità di rappresentazione (si pensi, a tale proposito, alle mostre d’arte: tutte uguali, ovattate, rassicuranti, con i loro percorsi, i loro spazi multimediali, i loro gadget…). Ripenso a Michelangelo, a Caravaggio, ma anche a Modigliani e Pollock, alla loro forza e al loro sforzo nel fare e dare la propria arte senza compromessi, e a quanto noi abbiamo ricevuto da loro …

Maggio 2011 Franco Luigi Carena


L’ARTE VIOLENTATA

«…All’epoca di Hsuan-Tsang (Xuánzàng 602-664) i monaci, i fedeli e i pellegrini facevano questo percorso che consentiva di compiere la deambulazione rituale attorno al Buddha, come avviene in tutti i templi buddisti. La salita, così come la discesa dall’altra parte, è intervallata da tortuosi passaggi laterali di accesso ai santuari scavati nella montagna: stanze rotonde con il soffitto a volta, scolpito o dipinto, con vari ordini di nicchie in numero di 4, 8 o 12. In ognuna di esse si trovava una statua del Buddha. Oggi ovviamente non ci sono più. I dipinti, sempre raffiguranti il Buddha, sono ancora abbastanza visibili, anche nei colori, ma sono tutti scrostati in corrispondenza del corpo. Ma quello che più colpisce sono le centinaia di polverose impronte di scarpa che i thalebani, con l’aiuto di lunghi bastoni, hanno lasciato sui soffitti come supremo atto dissacrante verso questi luoghi ‘blasfemi’. Suprema testimonianza di un fanatismo oscurantista che ha avuto pochi eguali nella storia dell’umanità» (Enrico Piovesana).

I due Buddha di Bamiyan scavati nella montagna (alti 53 e 35 metri) ora non ci sono più, distrutti a cannonate nel marzo del 2001 dall’integralismo religioso dei Thalebani. Il mondo si è impoverito, siamo stati tutti derubati di qualcosa d’immenso e per sempre. Tim C. Leedom a tale proposto scrive: «… Il punto è questo: ammettendo che un giorno il pensiero razionale rimpiazzi il pensiero religioso allo scopo di opporsi ad un’altra religione, sarebbe comunque una cosa orribile e disgustosa far saltare in aria la Moschea Blu di Istambul o il Vaticano, o il tempio dei mormoni a Salt Lake City, o qualunque altro luogo di fede. L’arte e la storia non devono mai essere distrutte, né nascoste, né alterate, solo perché ci si evolve razionalmente. Così come abbiamo preservato Stonehenge dobbiamo preservare la Mecca, la Cupola della Roccia o il Tempio d’Oro, sempre, perché senza questi luoghi non saremo più in grado di capire i nostri progressi dall’età primitiva. …».

La vergogna di questo scempio non è solo da imputare agli integralisti, ma al mondo intero che non ha saputo impedirlo. Quando si censura un’opera d’arte (con ‘mutande’; occasione perduta quindici anni fa nel restauro del Giudizio Universale della Cappella Sistina in Roma dove la Chiesa, dopo quattro secoli, ha scelto ancora una volta di non mostrare i nudi di Michelangelo, irrigidita dal suo cattivo rapporto con la sessualità e dall’idea che il corpo umano sia peccato), o con tagli di pellicole, o con bombe (i Buddha in Afganistan), o con il divieto di esporla, si cancella la libertà e l’Uomo perde oltre la libertà la sua dignità.

Maggio 2011 Franco Luigi Carena

Letto 633 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Maggio 2011 01:23
Emanuele

Studente, volontario, attivista, e sopratutto sognatore.

Sito web: volevoessere.wordpress.com

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