I politici non diano lezioni di moralità agli artisti, che lottano giorno dopo giorno, rischiando sul proprio lavoro e a volte anche sulla propria pelle, con le sole armi della forza delle proprie idee, del proprio coraggio e della propria intelligenza.
Noi siamo con gli artisti che si abbeverano alla fonte del diavolo per far piovere sulla ragione (Tzara1).
Noi siamo dalla parte delle opere messe al bando perché considerate immorali o contrarie al buon gusto o alla fede e alla religione corrente; siamo dalla parte di Socrate costretto al suicidio, dalla parte di Pietro Aretino censurato e del Boccaccio purgato dalla penna del Salviati, dalla parte di Rabelais e di Erasmo da Rotterdam, di Michelangelo imbraghettato dalla Controriforma, dalla parte di Campanella incarcerato, e di Galileo condannato e riabilitato quattro secoli dopo; siamo dalla parte degl’Impressionisti sbeffeggiati dai loro contemporanei, dei mille Salon des Réfusé(2) di tutto il mondo, dell’Arte degenerata(3) e dell’Orinatoio di Duchamp(4) rifiutato a New York nel 1917 e venerato un secolo dopo in ogni angolo del globo; siamo dalla parte di Oscar Wilde incarcerato e gettato nella polvere perché omosessuale, dalla parte dei futuristi fischiati dai bravi borghesi e degli street artists di tutto il mondo perseguitati come vandali e imbrattatori; siamo dalla parte di Pasolini perseguitato per tutta la vita e santificato poi nella morte; dalla parte di Salman Rushdie(5) costretto a nascondersi dalla follia integralista, da quella di Hubert Selby jr(6) considerato osceno e di Boris Pasternak e di Solgenitzin considerati nemici del popolo …
Siamo dalla parte di qualsiasi artista che abbia subito o che subisca limitazioni alla propria libertà d’espressione.»
Manifesto di protesta degli artisti per la censura attuata sulla mostra «Arte e omosessualità - da von Gloeden a Pierre et Gilles».
1) Tristan Tzara, (ossia Sami Rosenstock, 1896-1963), poeta e saggista, è conosciuto soprattutto per essere il fondatore del Dadaismo, un movimento artistico di avanguardia.
2) ‘La colazione sull'erba’ (1863), di Édouard Manet (1832-1883), conservato al Musée d'Orsay a Parigi, venne presentato al Salon di Parigi nel 1863, la sola manifestazione che a quel tempo permetteva agli artisti di affermarsi; la giuria lo rifiutò. Il quadro scandalizzava (di lato una vista parziale) sia per il soggetto, sia per lo stile. In esso vi sono raffigurati, in primo piano, una donna completamente nuda che conversa con due uomini completamente vestiti. Ciò che in sostanza urtava era che la nudità della donna rendeva volgare una conversazione tra normali borghesi.
Proprio quell’anno gli artisti rifiutati al Salon furono oltre 3000. Napoleone III, per contenere le loro proteste, fece aprire un altro salone: il Salon dés Refusée. In esso venne esposto anche ‘La colazione sull’erba’.
3) Nel 1937, a Monaco di Baviera, i nazisti organizzarono una mostra col nome: Entartete Kunst, cioè l’arte degenerata, per mostrare ai veri tedeschi forme e generi artistici non accettabili dalla razza superiore ariana. Gli autori delle opere proibite, dichiarati tra l’altro malati di mente, erano per la maggior parte espressionisti: Ernst Barlach, Max Beckmann, Otto Dix, Wassily Kandinsky, Ernst Ludwig Kirchner, Paul Klee, Käthe Kollowitz, Max Liebermann, Edward Munch, Emil Nolde, Pablo Picasso e molti altri. Vennero confiscate più di seimila opere, tra quadri e sculture, in parte destinate al rogo, in parte vendute all’asta a musei americani e svizzeri e in parte esposte al pubblico ludibrio nella mostra inaugurata dallo stesso Hitler. Tutte le opere erano accompagnate da scritte dispregiative.
4) L’Orinatoio di Duchamp intitolato ‘Fontana’ e firmato “R. Mutt”. Fu presentato alla mostra della Society of Independent Artists di New York del 1917 e rifiutato con l’accusa di immoralità.
Oggi è considerata l’opera d’arte più significativa del XX secolo: «rappresenta l’esordio dell’arte concettuale ed è un’opera che precorre le successive tendenze minimaliste» afferma Simon Wilson, il critico che ha esposto a Londra nel 2004 i risultati del sondaggio di circa 500 persone tra artisti, collezionisti, critici e galleristi.
5) Nel 1988 Salman Rushdie scrisse I versi satanici (The Satanic Verses) una storia fantastica ma ritenuta blasfema nei confronti dell’Islam. La pubblicazione del libro provocò la sua condanna a morte da parte di Khomeyni, con il reato di bestemmia. Lo scrittore riuscì a salvarsi rifugiandosi in Gran Bretagna e vivendo sotto protezione. Il traduttore giapponese del romanzo fu però ucciso da emissari del regime e quello italiano fu ferito.
6) Nel 1966, dopo la pubblicazione del romanzo “The last exit to Brooklyn” di Hubert Selby jr (1928-2004), Sir Cyrcil Black, membro del partito conservatore inglese, grida allo scandalo, portando il romanzo in tribunale con l’accusa di oscenità per “narrazioni troppo dettagliate della vita omosessuale e transessuale, a cui si aggiungono la violenza domestica, la droga e la brutalità umana”. La giuria, composta da soli uomini (per una precisa disposizione del giudice Graham Rigers che dichiara: «Le donne si imbarazzerebbero a leggere un testo in cui si tratta di omosessualità, droga e prostituzione»), nonostante la difesa porti a testimoniare scrittori, critici e poeti, tra cui Anthony Burgess e Frank Kermode, nel 1967 emette il verdetto di colpevolezza. Per la pubblicazione in Italia, a cura della Feltrinelli, dovremo attendere fino al 2000.
Se è pur vero che l’Articolo 21 della nostra Costituzione vieta «le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume» è anche vero che diviene difficile definire il buon costume. Parrebbe che il corpo privo di mutande sia un cattivo costume, ma la corruzione (come approvare leggi che garantiscono ai parlamentari conviventi gli stessi privilegi delle coppie sposate, ma vietarle al popolo) sia invece un buon costume. A me piace ricordare l’Articolo 33 della Costituzione Italiana: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. …». Anche nei fatti che hanno accompagnato l’estate milanese sulla mostra al palazzo della Regione (doveva essere aperta al pubblico nel luglio 2007), le minoranze pagano la scelta di una classe politica che, invece di promuovere il progresso, la cultura, l’arte, operando con responsabilità, ha preferito la chiusura della mostra.
La censura è un male che infierisce, in diverse maniere e con più o meno efficacia, in tutti i paesi del mondo e che colpisce legalmente non solo l’arte figurativa, ma soprattutto i giornali e i giornalisti, la televisione, il cinema e altri settori delle attività culturali. Essa ha, come principi, la funzione di difendere l’interesse generale cioè, essenzialmente, i “buoni costumi”, la sicurezza pubblica, l’integrità morale della nazione. Nelle sue applicazioni, molto spesso, serve invece gli interessi del potere in atto e può divenire un aiuto estremamente potente della propaganda politica. Sono profondamente convinto che la censura dimostra appieno la violenza che pretende, al di là di ogni dialogo, la ragione.
Ma chi è l’Artista? «Come persona l’artista può avere capricci, umori e mire sue proprie, ma come artista è nel senso più alto: uomo, uomo collettivo, portatore e rappresentante della vita psichica inconscia dell’umanità. Questo è il suo “officium”, il cui peso è spesso così preponderante che gli vengono fatalmente sacrificate la felicità personale e tutto ciò che di solito rende all’uomo comune la vita degna di essere vissuta. ...
La sua vita è necessariamente piena di conflitti, poiché due potenze si combattono in lui: l’uomo comune con le sue giustificate pretese alla felicità, soddisfazione e sicurezza vitale, da una parte, e la passione creativa, intransigente, dall’altra, che calpesta all’occasione tutti i desideri personali. Ecco perché il destino personale di tanti artisti è così insoddisfacente, anzi tragico: non per volontà di un fato oscuro, ma per l’inferiorità o l’insufficiente capacità di adattamento della loro personalità umana. Raramente si dà il caso di un artista che non debba pagare cara la scintilla divina che è in lui.» (Carl Gustav Jung 1875–1961 psichiatra).
Qualsiasi opera d’arte, nel momento in cui viene esposta al pubblico, che ha una sensibilità individuale e bagaglio culturale diverso dall’artista, suscita reazioni, positive o negative, proprio queste sono uno dei compiti fondamentali dell’arte contemporanea cioè liberare, se ciò non avviene non è un’opera d’arte. A presto.
Gennaio 2011 Franco Luigi Carena