Infatti, la nuova religione emergente fece presto piazza pulita di tutti gli ostacoli al suo credo inglobando feste pagane come il natale di Cristo che sostituì la festa del Sol Invictus molto diffusa nell’impero romano. La festa del Sol Invictus era stata ufficializzata dall’imperatore Aureliano con il nome dies natalis Solis Invicti, “Giorno di nascita del Sole Invicibile”. Infatti, alla fine di dicembre si verifica la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno e dopo la luce torna gradatamente ad aumentare e il buio a ridursi fino a giugno (quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta) ed è proprio il 25 dicembre che il sole sembra rinascere. La decisione di celebrare la nascita di Cristo in coincidenza col solstizio d’inverno ha dato origine a molte controversie, dato che i Vangeli non esprimono la data in modo chiaro. Quindi la sovrapposizione fra culto solare e culto cristiano ha generato la sensazione di opportunismo religioso.
Inoltre la nuova religione inglobò i fondi che l’imperatore tolse ai culti pagani, e definitivamente con Teodosio I (347–395) e le leggi che proibivano i credi non cristiani, depredò e rase al suolo templi e seguaci. L’eresia fu così equiparata al tradimento e punita con la morte, innestando un repentino cambiamento della storia. Con il Dio, unico ed intollerante, nacque il potere temporale dei papi, la disfatta definitiva dell’impero e il fallimento delle stesse teorie espresse in quella religione.
La madre di Costantini I: Elena (Flavia Iulia Helena 248-329), santa per i cattolici, si attivò nella ricerca di false reliquie come la croce che uccise Gesù o la lancia di Longino (oggi a Vienna), il sepolcro dove risorse o la grotta dove nacque, … tutte reliquie e luoghi appurati dalla storia per essere falsi. Il poeta Cristoforo di Mitilene (XI secolo) narra che furono trovate 10 mani di san Procopio, 15 mandibole di san Teodoro, 8 piedi di san Nestore, 4 teste di san Giorgio. Addirittura, nel Medioevo, diciotto Santi Prepuzi (del Gesù circonciso) si trovavano sparsi in varie città europee; l’ultimo di questi veniva conservato ed esposto nel giorno di Capodanno a Calcata, in Italia, fino al 1970 quando il parroco ne comunicò il furto. L’ampolla contenente il presunto sangue scaturito dalla ferita al costato, raccolto dal soldato Longino, che gli aveva sferrato il colpo di lancia, è custodita nella cattedrale di Mantova (ma sembra più famoso il sangue di San Gennaro). Nel Duomo di Milano si conserverebbe un chiodo della croce trasformato da Costantino nel morso per il cavallo. La corona di spine, a lungo conservata a Costantinopoli, fu ceduta al re Luigi IX di Francia (1214-1270) che la collocò nella Sainte Chapelle a Parigi. La sacra culla (o i resti della mangiatoia) è conservata a Santa Maria Maggiore in Roma; la sacra Sindone, lenzuolo che avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la morte (la datazione eseguita nel 1988 con il metodo del carbonio 14 dal chimico americano Willard Frank Libby, la colloca tra il 1260 e il 1390) a Torino; due sono gli asciugamani usati da Cristo per la lavanda dei piedi degli Apostoli: uno nella chiesa di San Giovanni in Laterano ed un altro con l’impronta del piede di Giuda ad Acqs in Germania. Addirittura tutta la santa Casa dove avvenne l’Annunciazione trasportata dagli angeli si trova a Loreto in Italia. La sacra cintola della Madonna a Prato; l’anello nuziale di San Giuseppe nel Duomo di Perugia; la presunta testa di san Giovanni Battista a Roma, nella chiesa di San Silvestro in Capite. Il corpo di san Giacomo fu invece trasportato dal mare fino alla costa della Spagna e sepolto in un luogo chiamato campus stellae (il campo della stella). In tale località sorge oggi il santuario di Santiago di Compostela, fin dal Medioevo una delle principali mete di pellegrinaggio. Due sono i corpi di S. Bartolomeo apostolo, uno a Roma riesumato da Giulio III (1487-1555) e riportato sull’Isola Tiberina da Pio IV (1499-1565); e un altro nella chiesa omonima a Benevento. Tre le calotte craniche del medesimo, la prima nella cattedrale di Francoforte; la seconda nel monastero di Lune (Luneburg) e la terza nella certosa di Colonia (D). Nella cattedrale di Canterbury in Inghilterra abbiamo un braccio del santo e a Pisa una parte della pelle. Costantinopoli (fondata appunto da Costantino) racchiudeva alcune delle reliquie più prestigiose, molte delle quali vennero disperse. Tra le più venerate: il manto della madonna (il maphorion), i sandali di Cristo, la veste di San Giovanni Battista, il trono di Salomone, la verga di Mosè, i resti degli “innocenti”, i bambini fatti uccidere da Erode. Una porzione di sterco dell’asino sul quale Gesù entrò a Gerusalemme viene (o veniva) conservato nel convento di Gräfrath nei pressi di Colonia. Tutto ciò portava maree di pellegrini e con essi il denaro. Ancora oggi, se pensiamo al sangue di san Gennaro (santo che il Concilio Vaticano II voleva depennare) o all’ostensione della Sindone possiamo renderci conto del commercio fiorente e del benessere che da ciò poteva derivare.
Di fronte a tutti questi macabri reperti, per lo più falsi, al proliferare delle beatificazioni e ad altre bugie più gravi, si costruì il cristianesimo che nulla ha a che vedere con la ricerca spirituale di Gesù o dei Gesù del tempo. Infine con l’inquisizione la Chiesa raggiunse l’apogeo degli orrori e delle nefandezze, papa Gregorio IX (1170–1241), nel 1231 la istituisce dando la libertà di utilizzare la santa tortura che causò la morte atroce di centinaia di migliaia di persone innocenti. Il cristiano, a conoscenza di queste mistificazioni, se non prende posizioni comincia ad assomigliare alla bugia stessa e ad indossare gli abiti dell’ipocrisia che ci domina.
Ecco perché con forza ci battiamo per la libertà di credere o di non credere in ogni parte del mondo. Contro la mistificazione, la falsità e la discriminazione occorrono leggi severe.
Ma per i gay credenti riprendo le parole del vescovo Tonino Bello (1935-1993) che forse già conoscete, ma che sono sempre attuali:«Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte “facendo la guardia al gregge” e scrutano l’aurora vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza, don Tonino Bello»
Concludo: la fede deve diventare un percorso di ogni singolo uomo e non bagaglio collettivo obbligatorio per l’intera umanità. A presto.
Dicembre 2010 Franco Luigi Carena