08.05.2012
Intervento introduttivo alla proiezione del film XXY
Tredici anni, a tredici anni forse incominci a capire quello che ti piace e quello che non ti piace, il tuo fisico cambia, nel mio caso mi sono spuntati i peli laddove non volevo che spuntassero, sul viso intendo,a tredici anni, ma questo è un sentore che ho sempre avuto, ho cominciato a vivere in un corpo non mio.
Avevo tredici anni, ho cominciato allora a vivere nel genere a cui sentivo di appartenere, quello femminile.
A scuola è stato un disastro, a casa mio padre pur avendo intuito non accettava. Nei suoi occhi leggevo rabbia e disprezzo.
Un giorno da scuola arrivò una comunicazione, invitava i miei genitori a portarmi da uno specialista che “dovrebbe guarirlo” nella comunicazione si spiegava come io avessi tenuto “comportamenti lascivi” con alcuni compagni di scuola.
A tredici anni non sapevo cosa volesse dire lascivo, vivevo in un mondo fatto di album da disegno e matite colorate, disegnavo me stessa, i luoghi dove avrei voluto scappare, ero sola.
Un po’ prima della comunicazione arrivata dalla scuola, in un pomeriggio di primavera come questi camminavo vicino al campo sportivo della mia città.dietro di me tre miei compagni in bicicletta, le solite battute, i soliti insulti, poi incomincio a correre, uno di loro mi blocca la strada, gli atri due scendono dalle bici, mi tengono per le braccia e mi trascinano per una porta arrugginita che c’è nel muro di recinzione. Prima continuano a schernirmi, dopo uno di loro tira fuori dalla tasca un coltellino svizzero, tagliano il cordino dei pantaloni della mia tuta dell’ adidas,continuano a bloccarmi, io comincio a sudare,e sento il cuore che mi batte forte, mi abbassano con forza gli slip, fanno a turno… non piango per completare l’ opera uno mi dice, “ brutto frocio a desso ti operiamo noi” mi fanno un taglio che va dalla zona perianale, fin su verso lo scroto, dopo di che orinano a turno su di me, mi sputano addosso, e continuano ad insultarmi. Io sto lì, ho paura, delle loro risate di scherno si accorge un altro mio compagno che passa di lì, si chiama Paolo, a scuola è un disastro, ma passa per essere un duro. È uno di quelli che se fai dei torti prende ti viene a pescare e ti pesta, è Paolo che li fa smettere, lo rispettano perché è uno”ganzo”. Lui ha l’ aria vissuta, fuma e se gli vai a genio nessuno più osa toccarti. Io gli sono sempre stato/a simpatico/a, non mi ha mai preso in giro, anche perché quando facciamo i test di storia e di geo gli passo le risposte, perché io a tredici anni ero una bomba in geo…
Li mette in fuga, poi se ne va, io torno a casa, con il culo lacerato, un taglio lì dove non batte il sole, materia organica ovunque. Uno degli stronzi di prima non contento mi ribecca in bici, accende un petardo e me lo tira sulla maglia. Quella maglia io ce l’ho ancora, e c’è una bruciatura sopra, dentro di me oggi a trentadue anni quella è solo una delle tante bruciature della mia vita, la prima è stata nascere in un corpo a cui non ero destinata, le altre nell’ ordine, oltre alla violenza subita sono state a quindici anni l’ essermi innamorata di una persona che non c’è più, poi una serie di scottature, problemi alimentari, il fatto che pensassi stupidamente che dimagrendo là sotto non sarebbe più funzionato nulla, il fatto di pensare che dimagrendo non mi sarebbero più cresciuti peli, il fatto di augurarmi ogni sera di morire, perché mi sentivo una COSA sbagliata. A ventinove anni ho cercato di curarle le ferite, mi sono ritrovata ed ho cercato di creare la persona che sentivo di essere, e di entrare nel sesso a cui sentivo di appartenere. Ero radiosa in quei giorni, avevo raggiunto il mio equilibrio, avevo un lavoro fantastico, sicurezza economica e tanti amici. Poi ho dichiarato il mio percorso, di punto in bianco, ho perso il mio lavoro, i miei amici, le sicurezze materiali che pensavo fossero importanti. Ora di anni ne ho trentadue, non ho più sicurezze, materiali intendo, ma sto provando a crearmene. Ho trovato nuovi amici, alcuni di voi sono qui questa sera, dopo quindici anni ho un nuovo amore è l’ unica cosa oltre al mio percorso che mi dà ogni giorno la voglia di reagire e che mi fa respirare. Ho una mamma, a tredici anni sarebbe stato difficile raccontarle queste cose, avevo paura, pensavo che non avrebbe capito, ora mia mamma capisce, io e lei ci siamo trovate sole, siamo toste noi due, abbiamo sconfitto il cancro, ora temo di annoiarvi, buona serata e buon film.
P.s. Vi ho scritto questo perché in questi giorni un altro bimbo di tredici anni, qui vicino, seppur con modalità diverse ha subito altre bestialità. Vorrei che non succedesse più, vorrei che un giorno fosse lui qui al posto mio a fare il presidente di quest’ associazione. Vorrei che quel giorno anche lui raccontasse la sua storia, ma in realtà spero che non ce ne sia il bisogno, perché quando lui sarà grande queste storie non succederanno più. In fondo siamo qui anche per questo, no?
Leda Artemisia Morena